- dove: Università di Genova, Via Balbi 5, Aula Pelliteri, 4. piano (e aula virtuale)
- quando: mercoledì 04 novembre 2026, 16.45-17.30
- iscrizione
- contatti
- materiali
Modera: tbd, tbd
Archivi aperti e nuove forme di comunicazione scientifica: l’integrazione di Peer Community In e AMS Acta tramite COAR Notify
Amir Djalali, Irene Frascari, Luca Furini, Irene Tommasi, Marialaura Vignocchi
Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
Olivier Fambon
Peer Community In
Sessione 1: Costi economici ed economia della comunicazione scientifica
La comunicazione scientifica tradizionale basata sulla revisione tra pari si regge sostanzialmente su un modello economico di *double dipping*, che scarica i costi di revisione scientifica ed editoriale sul lavoro della comunità scientifica, pagato dalle università e dalle agenzie di ricerca. Attraverso il pagamento delle APC e la stipula dei contratti di sottoscrizione, le stesse istituzioni pagano per accedere a prodotti che hanno già contribuito a realizzare.
Come alternativa a questa dinamica, negli ultimi anni si è affermato il modello Publish, Review, Curate, che ribalta l’approccio tradizionale alla comunicazione scientifica: la condivisione immediata della ricerca diventa il punto di partenza, non l’ounbiettivo finale, di un processo di valutazione trasparente e collaborativo gestito direttamente dalla comunità scientifica, senza intermediari commerciali, e ospitato su archivi aperti.
Nell'ambito di questo modello, Peer Community In è una infrastruttura composta attualmente da 21 comunità tematiche che offrono servizi di peer review su manoscritti originali (preprint) depositati su archivi aperti (repository). Se la revisione ha esito positivo, l'ultima versione del manoscritto riceve una raccomandazione (Recommendation), ed può essere inviato a riviste tradizionali (alcune delle quali accettano il manoscritto con una procedura semplificata) o al Peer Community Journal, una rivista ad accesso aperto che accetta il manoscritto senza ulteriori peer review.
Il poster propone di illustrare l'integrazione del workflow di raccomandazione di Peer Community In in AMS Acta, l'archivio aperto istituzionale dell'università di Bologna per i dati della ricerca e preprint, basato sul software EPrints, attraverso il protocollo COAR Notify. L'integrazione è stata realizzata dalla Biblioteca Digitale e dal settore Sviluppo Applicazioni Web dell'Università di Bologna, grazie ad un finanziamento di COAR. Il poster mostra le possibilità offerte dall'implementazione delle più recenti tecnologie di interoperabilità tra archivi aperti, e propone una agenda per una maggiore integrazione tecnica, istituzionale e culturale del modello Publish, Review, Curate.
Dal costo al valore: l'esperienza della rivista Sinappsi nel Diamond Open Access
Valeria Cioccolo, Paola Piras
INAPP
Sessione 1: Costi economici ed economia della comunicazione scientifica
Nel contesto della Open Science e della crescente diffusione dell'intelligenza artificiale, che si alimenta sempre più di pubblicazioni e dati aperti, la comunicazione scientifica è al centro del dibattito sui costi economici, organizzativi e professionali necessari per produrre, validare, pubblicare e diffondere la conoscenza. Le logiche del "publish or perish" e l'espansione di modelli di Open Access basati su costi a carico degli autori sollevano interrogativi sulla sostenibilità, sull'equità e sulla governance dei sistemi editoriali, alimentando la ricerca di soluzioni che riconoscano la conoscenza come bene pubblico.
INAPP, Istituto nazionale per l'analisi delle politiche pubbliche, ente pubblico di ricerca, investe da oltre vent'anni in un modello editoriale che anticipa i principi del Diamond Open Access.
Il Poster vuole raccontare l'esperienza della rivista Sinappsi, classificata dall'Anvur in fascia A nell'area delle scienze sociali e pubblicata a marchio "Inapp Editore" in modalità integralmente Open Access. Attraverso un rigoroso processo di peer review, la rivista garantisce la pubblicazione dei contributi senza APC e l'accesso gratuito ai contenuti, favorendo la diffusione dei risultati della ricerca sui temi del lavoro, della formazione e delle politiche sociali senza barriere economiche né per gli autori né per i lettori.
Partendo da questo caso, si propone una riflessione sulla sostenibilità del modello Diamond OA lungo l'intera filiera editoriale, dal coordinamento scientifico alla peer review, dalle attività redazionali alla produzione, dalla diffusione all'accessibilità fino alla long-term digital preservation.
L'esperienza di Sinappsi mostra come tali attività richiedano investimenti continuativi e competenze specialistiche, ma producano un rilevante valore pubblico in termini di accesso alla conoscenza, ampliamento dei destinatari e rafforzamento del dialogo tra ricerca, policy e società. In questa prospettiva, l'editoria scientifica aperta rappresenta un investimento strategico per rendere la conoscenza accessibile, riusabile e socialmente utile, anche nell'attuale ecosistema dell'intelligenza artificiale.
Impronta ecologica digitale: dal data center all'e-Waste, tra smaterializzazione e rimaterializzazione
Alexander Palummo
CNR-IBE
Sessione 4: Costi ambientali della scienza digitale
Partendo dalla distinzione concettuale tra ecological footprint (Cfr. Wilson 2014) e digital footprint (Cfr. Micheli et al. 2018; Obringer et al. 2021), il presente contributo, in continuità con analisi precedenti (Palummo 2021 e 2022) ne ricostruisce e ricombina le principali criticità in un indicatore unico: il digital ecological footprint.
L’impronta ecologica permette di monitorare l’uso delle risorse disponibili sul pianeta in funzione dei nostri consumi energivori mentre l’impronta digitale rappresenta, in estrema sintesi, il percorso virtuale compiuto da un dato per poter essere trasmesso e, di conseguenza, utilizzato o condiviso sulla rete. Dall'integrazione di questi due approcci emerge la possibilità di stimare – e, in determinati casi, finanche calcolare – il consumo di ogni attività on-line in termini di impatto sull’ambiente naturale.
In particolare negli ultimi cinque anni, in concomitanza con la crescente domanda di dispositivi informatici, streaming e altri servizi ICT (sia in ambito accademico e di ricerca, sia nelle pratiche quotidiane), sino alle applicazioni di AI (si considerino la continua produzione di e-Waste derivante dalla sostituzione della componentistica con soluzioni più prestanti, o i cosiddetti submarine cables che permettono il transito del 95% del traffico web), si sono registrati aumenti nei consumi da parte dei data center (ad es. per lo storage di dark data) fino al 40% più alti rispetto agli anni precedenti.
Se il danno ambientale dell’obsolescenza programmata legata ai sistemi di produzione hardware è ormai noto anche a livello normativo (Direttive UE 2024/825 e 2024/1799), risulta tuttora più complesso definire l’impatto dell’obsolescenza dell’informazione virtuale.
L'obiettivo del lavoro è avviare una riflessione sull'ampio ed estremamente complesso mondo sotteso alla nozione di "smaterializzazione" (Kennedy et al. 2017), ormai considerata standard operativo in ambito hardware/software, il cui impatto sull'ambiente naturale e antropico (Freitag et al. 2021) "rimaterializza", tuttavia, un ingente consumo di risorse non sempre rinnovabili (Adepoju et al. 2023).
Bibliografia
- Adepoju Akeeb F., et al. (2023), Climate Change Implications of Electronic Waste: Strategies for Sustainable Management: Bulletin of the National Research Centre 47 (147)
- Freitag C., Berners-Lee M., Widdicks K., Knowles B., Blair G.S., Friday A. (2021), The real climate and transformative impact of ICT: A critique of estimates, trends, and regulations, Patterns, Volume 2, Issue 9, 100340
- Kennedy, H., Elgesem, D., & Miguel, C. (2017), On fairness: User perspectives on social media data mining: Convergence, 23(3), 270-288
- Micheli M., Lutz C., Büchi M. (2018), Digital footprints: An emerging dimension of digital inequality: Journal of Information, Communication & Ethics in Society
- Obringer R., Rachunok B., Maia-Silva D., Arbabzadeh M., Nateghi R. et al. (2021), The overlooked environmental footprint of increasing Internet use, Resources, Conservation and Recycling, vol.167
- Palummo A. (2022), Pianificazione ambientale ed e-Waste: dalle terre rare alla miniera urbana, in Urbanistica Informazioni, n.306
- Palummo, A. (2021), da: Atti della Conferenza GARR 2021, Art. 2 - TrashWare e Digital Divide, ISBN: 978-88-946629-0-0
- Wilson J. (2014), Ecological Footprint, in: Michalos, A.C. (eds) Encyclopedia of Quality of Life and Well-Being Research, Springer
Il costo della conoscenza che non si trova. La discoverability come ritorno sull’investimento nell’Open Access
Benedetta Calonaci, Chiara Cauzzi, Valentina Gamboni, Irene Piergentili, Maria Adelaide Ranchino
Università di Firenze, Università della Svizzera Italiana, Università di Perugia, INFN Laboratori Nazionali di Frascati, CNR-Unità pianificazione e programmazione e biblioteca centrale
Sessione 7: Costi umani, competenze e sostenibilità organizzativa
L’Open Access ha richiesto negli ultimi anni ingenti investimenti economici e organizzativi da parte di istituzioni della ricerca, enti finanziatori e biblioteche. Ma quanto è effettivamente accessibile una risorsa se non è facilmente trovabile?
Il gruppo di studio "Discoverability delle risorse Open Access", costituitosi in occasione del Convegno delle Stelline 2025 su sollecitazione di OCLC Italia, affronta questa domanda indagando la capacità delle risorse OA di essere scoperte, consultate, citate, condivise e riutilizzate dalla comunità scientifica. La discoverability delle risorse OA costituisce infatti il "return on investment" per eccellenza per il mondo della ricerca e per i suoi finanziatori, che proprio sull'accesso aperto investono ogni anno grandi risorse.
A oltre vent'anni dall'avvio delle iniziative di pubblicazione OA e a sei dall'introduzione in Italia dei contratti trasformativi, in cui l'accesso aperto è divenuto modello di business dei maggiori editori, è oggi importante interrogarsi sulla corrispondenza tra investimenti sostenuti ed effettiva capacità della letteratura OA di raggiungere i propri destinatari.
Per le biblioteche accademiche e degli enti di ricerca, è importante capire se i canali istituzionali (repository, discovery tool...) riescano in questo obiettivo o se invece i ricercatori adottino altre strategie e strumenti di ricerca; così come è fondamentale rilevare il grado di consapevolezza sull'importanza di adottare pratiche di Open Science sia come creatori che come fruitori di contenuti.
Nel 2025, il gruppo di studio, con il patrocinio di AIB-GPOLINFO, ha somministrato ai bibliotecari italiani un’indagine che ha fatto emergere strategie e pratiche già in atto nelle biblioteche di ricerca. Un nuovo sondaggio, destinato ai ricercatori, verrà lanciato a breve con il patrocinio del CNR per indagare l’effettiva percezione e utilizzo delle risorse OA nella comunità scientifica italiana.
Si intende così contribuire alla discussione sulla sostenibilità dell’OS, spostando l’attenzione dal solo accesso alla capacità della conoscenza di essere realmente scoperta e utilizzata.