Sessione 7: Costi umani, competenze e sostenibilità organizzativa

  • dove: Università di Genova, Aula Pellitteri, Piano 4. e online (link dopo l'iscrizione)
  • quando: giovedì 05 novembre 2026, 11.15-16.30
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La transizione verso l'Open Science e l'integrazione dell'Intelligenza Artificiale non trasformano solo le infrastrutture, ma ridefiniscono profondamente il lavoro cognitivo, le competenze richieste e gli assetti organizzativi degli enti di ricerca.
Il dibattito si articolerà su due aspetti:

  • Costo del lavoro cognitivo nell'era dell'IA: una riflessione sull'impatto sociale della digitalizzazione, attraverso l'analisi dei costi umani, dei divari generazionali, delle implicazioni di genere nel lavoro da remoto e della evoluzione delle professioni della comunicazione.
  • Nuove professionalità e competenze per la Scienza Aperta: analisi della evoluzione dei profili di supporto alla ricerca, in particolare della data stewardship e del ruolo dei bibliotecari di ricerca. 

Parole chiave: #OpenScience #LavoroCognitivo #DataStewardship #BibliotecheAccademiche #IntegritàOrganizzativa #RisorseUmane  


Programma

Il programma è provvisorio e può subire variazioni.

Prima Parte

11.15 apertura sessione

Introduce e modera: Roberta Ferretti, CNR-INM

11:30-13:00
Il costo del lavoro cognitivo nell'era dell'IA
L'intelligenza artificiale non trasforma solo ciò che viene prodotto, ma anche chi lavora, dove, e a quali condizioni. La nuova generazione del sapere prodotta dall'IA ha un prezzo umano e organizzativo che la governance della conoscenza come bene pubblico non può ignorare.
Attraverso diverse prospettive interdisciplinari (etnografica, sociologica del lavoro, e delle professioni della comunicazione) si esploreranno i costi umani, spesso invisibili e genderizzati, delle trasformazioni digitali del lavoro cognitivo:

- Sara Bonfanti, Università di Genova
Il costo del sapere: lavoratrici intellettuali a cottimo nella fabbrica invisibile dell'AI 

- Annalisa Dordoni, Università di Milano-Bicocca
Lavoro da casa, da remoto e ibrido: implicazioni di genere, di classe e generazionali 

- Paolo Borghi, Università di Pavia
L'impatto dell'Intelligenza Artificiale sulle professioni della comunicazione

13:00-14:30 
- pausa pranzo

Seconda Parte

14.30 apertura sessione

Introduce e modera: Roberta Ferretti, CNR-INM

15:00-15:15
- Ugo Moschini, Lucia Corti, Marianna Laviola, Aurora Guaresi, Valentina Pasquale, Istituto Italiano di Tecnologia 
L'IA al servizio della Scienza Aperta: esperienze di data stewardship e monitoraggio della produzione scientifica

L’introduzione della Scienza Aperta ha messo in luce la necessità di creare nuove figure professionali nel contesto della ricerca, come esperti Open Science, data analyst, data steward, etc, e di evolvere i metodi di monitoraggio e di valutazione della ricerca e dei ricercatori, introducendo nuovi parametri che valorizzino la qualità e la pluralità dei prodotti scientifici. Spesso, queste necessità si scontrano con la carenza di risorse e con la naturale difficoltà di tenere il passo con l’evoluzione dirompente dell’Intelligenza Artificiale (IA). L'IA offre un'enorme opportunità per potenziare e rendere più efficiente il lavoro di supporto alla ricerca, consentendo di concentrare le competenze umane su attività di maggiore valore aggiunto. Partendo da queste premesse, all’IIT abbiamo esplorato le implicazioni dell’uso dell’IA nella data stewardship e nel monitoraggio della produzione scientifica istituzionale, focalizzandoci sull’evoluzione delle professionalità e delle competenze da acquisire e potenziare con riferimento a due esempi concreti.
Il primo esempio consiste nello sviluppo assistito dall'IA (ChatGPT/Codex 5.6) di due dashboard R/Shiny: la prima integra i record delle pubblicazioni istituzionali (2015-2025) del nostro CRIS Scientilla con dati provenienti da OpenAIRE, OpenAlex, ScholeXplorer e F-UJI, per collegare pubblicazioni, dati e software pubblici e valutarne l’aderenza ai principi FAIR nei diversi domini; la seconda monitora l’utilizzo del repository istituzionale dei dati di ricerca, IIT Dataverse, per orientare supporto e formazione. Per la prima dashboard, l’IA ha consentito di ridurre significativamente i tempi necessari per studiare API poco familiari, sviluppare le integrazioni, interpretare le risposte, consolidare dati da fonti diverse e realizzare test complessi; per la seconda è stata impiegata come strumento di supporto per facilitare l’estrazione dei dati tramite API, l’elaborazione dei dati e lo sviluppo della dashboard. 
Il secondo esempio consiste nello sviluppo di schemi di metadati per la descrizione dei dati genomici, inclusa la mappatura dei campi su un insieme rappresentativo di standard internazionali (ISA, EGA, HealthDCAT-AP, GA4GH, etc). 
Mostreremo come l’IA sia stata utilizzata riducendo significativamente i tempi di sviluppo, senza però eliminare la necessità di competenze umane e spostando l'impegno professionale verso attività di validazione e controllo della qualità dei risultati.

15:15-15:30 
- Giorgia Miniello, CNR-ITB (a nome della Comunità dei Data Steward del CNR) 
La Data Stewardship al CNR: un profilo da mappare

L'adozione dei principi FAIR e l'obbligo dei Data Management Plan (DMP), ormai imprescindibili nei bandi degli enti finanziatori, hanno trasformato radicalmente il modo di fare ricerca, imponendo standard rigorosi di trasparenza e riproducibilità. Questa evoluzione ha evidenziato la necessità di un profilo professionale dedicato alla gestione dei dati della ricerca: il Data Steward (DS). 
Come evidenziato da diversi studi e iniziative internazionali, il DS possiede una natura intrinsecamente multidimensionale, collocata all’intersezione tra ricerca, politiche istituzionali e infrastrutture. La professionalizzazione della figura del DS è tuttavia ancora un processo in fieri, caratterizzato da una combinazione complessa di competenze tecniche, organizzative, metodologiche e da un'eterogeneità di percorsi di carriera in diverse istituzioni e Paesi.
In questo contesto, nel dicembre 2025 è stata istituita la comunità di DS@CNR, con l’obiettivo di sviluppare una rete istituzionale di DS presso il CNR, raccogliere i bisogni della comunità e diffondere buone pratiche e linee strategiche di intervento in materia di Open Science. Data la natura ancora emergente e non istituzionalizzata del ruolo di DS presso il CNR, la prima attività è stata una mappatura delle competenze, che ha permesso a 76 DS di auto-identificarsi. 
L’obiettivo è caratterizzare le attività effettivamente svolte, contribuire alla definizione di un profilo professionale, individuare lacune nelle competenze e relativi fabbisogni formativi. La mappatura ha evidenziato una comunità caratterizzata da una marcata eterogeneità di competenze, che spaziano dagli aspetti tecnici e gestionali delle infrastrutture digitali, alla semantica, all’implementazione dei principi FAIR. La distribuzione del personale risulta inoltre trasversale ai diversi Dipartimenti del CNR, con una presenza che copre la quasi totalità degli ambiti disciplinari. I dati raccolti hanno consentito lo sviluppo di un database (db) basato sulle attività mappate e finalizzato a classificare le competenze disponibili. Il db consente sia un primo passo verso il riconoscimento istituzionale di queste professionalità sia una maggiore accessibilità alle competenze stesse presenti nell’Ente.
Questo contributo presenta una serie di attività pianificate volte a rendere i DS@CNR una comunità di confronto stabile, riconosciuta e connotabile da una specifica deontologia professionale.

15:30-15:45 
- Francesca Martines, INAF - Osservatorio astronomico di Palermo 
Bibliotecari e Open Science: oltre l'Open Access

I compiti dei bibliotecari e delle bibliotecarie e il loro contesto professionale sono profondamente cambiati negli ultimi tre decenni, inizialmente per l'avvento della tecnologia digitale e in seguito anche a causa di altre innovazioni come la Scienza Aperta/Open Science e, più recentemente, l'Intelligenza Artificiale. 
Questi cambiamenti hanno avuto e hanno un impatto specialmente significativo in particolare su chi lavora nelle biblioteche di istituzioni di ricerca, sul loro ruolo e su come possono fornire assistenza e supporto ai propri utenti. Tutto questo offre sia sfide che opportunità per la crescita e l'evoluzione professionale, specialmente nel campo della Scienza Aperta, un movimento che abbraccia l'intero processo di ricerca scientifica. Ma può anche fare sorgere domande e qualche timore: quali nuove competenze sono necessarie? Come ripensare il ruolo stesso dei bibliotecari di fronte alla smaterializzazione di gran parte dei documenti? Come interagire con gli utenti in questi nuovi contesti?
Troppo spesso si pensa che il ruolo dei bibliotecari nella Scienza Aperta sia primariamente e quasi esclusivamente legato all'Accesso Aperto alle pubblicazioni. In realtà una analisi più ravvicinata rivela come le loro competenze ""tradizionali"" possano di fatto essere applicate a numerose aree della Scienza Aperta.
In questa presentazione si esaminerà cosa è la Scienza Aperta e i suoi componenti principali, e si mostrerà come le abilità dei bibliotecari si inseriscano perfettamente in questo quadro.

15:45-16:00 
- Manuela Grillo, Irene Bongioanni, Antonella Fallerini, Francesca Ferrario, Danilo Gentile, Laura Gobbo, Francesca Mancuso, Monica Mignucci, Alice Moroni, Raffaella Preti, Eleonora Toso, Università di Roma Sapienza 
Il progetto OpenAccess Sapienza: proposte di miglioramento a partire dall’analisi dei dati IRIS

Il contributo intende illustrare il progetto sviluppato in Sapienza con lo scopo di contribuire ad aumentare la pratica dell’accesso aperto in Ateneo attraverso l'analisi delle pubblicazioni Open Access (OA) presenti nel Repository istituzionale IRIS e l’individuazione di possibili azioni correttive o incentivanti.
A sei anni di distanza dall’approvazione della Policy di Ateneo per l’accesso aperto, rafforzata dall’adozione di accordi trasformativi con i principali editori, sottoscritti tramite il Centro Bibliotecario Sapienza, il progetto ha analizzato il grado di adozione dell’OA in Ateneo, attraverso lo studio dei dati presenti in IRIS e il coinvolgimento diretto della comunità accademica, con l’obiettivo di individuare criticità e proporre interventi migliorativi.
Nello specifico, il progetto si è occupato di: verificare il numero di pubblicazioni OA presenti in catalogo rispetto al totale delle pubblicazioni; individuare eventuali criticità nei processi di deposito e gestione dei prodotti della ricerca; valutare le differenze nell’adozione dell’OA tra le diverse aree disciplinari; proporre interventi di tipo organizzativo, tecnico e formativo finalizzati a migliorare le pratiche di deposito.
L’analisi ha riguardato gli anni 2020–2025 e diverse tipologie di pubblicazioni. Per ciascun prodotto sono stati esaminati: presenza o assenza del full text; policy di accesso (OA, embargo, solo gestori archivio); licenza adottata. 
Tra gli indicatori principali utilizzati nell’analisi figurano: la percentuale di pubblicazioni OA sul totale; la distribuzione delle pubblicazioni OA per area CUN e dipartimento; il trend di conferimento delle pubblicazioni OA, per verificarne l’eventuale crescita o decremento. 
Accanto all’analisi quantitativa dei dati IRIS, è stata svolta un’indagine qualitativa rivolta alla comunità accademica Sapienza, con l’obiettivo di comprendere le motivazioni che ostacolano o limitano la pubblicazione in OA, andando oltre la semplice lettura dei dati numerici.

16:00-16:30 
- Q&A


Le persone della GOA 2025

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