Sessione 4: Costi ambientali della scienza digitale

  • dove: Università di Genova, Aula Benvenuto, Stradone di Sant'Agostino 37 e online (link dopo l'iscrizione)
  • quando: mercoledì 04 novembre 2026, 09.30-12.45
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La conoscenza digitale ha un costo non solo economico, ma anche ambientale e sociale: data center, infrastrutture di archiviazione e IA richiedono molta energia, e la loro dimensione materiale resta poco visibile. 

La sessione propone un confronto tra università e impresa, mettendo in relazione conoscenza scientifica, gestione delle infrastrutture e strategie di sostenibilità. Il dibattito si svilupperà attraverso due aree tematiche: 

  • Sostenibilità delle infrastrutture della ricerca aperta: il mito della “dematerializzazione” del digitale, l’impronta ecologica di data center ed e-waste, l’obsolescenza tecnologica e la conservazione a lungo termine
  • Impatti energetici e strategie di sostenibilità del digitale e dell’IA: misurazione delle emissioni, efficienza dei data center, fonti rinnovabili e modelli di governance. 

Considerare la conoscenza come bene pubblico significa interrogarsi anche sulle risorse necessarie per produrla, conservarla e renderla accessibile. 

Parole chiave: #OpenScience #SostenibilitàDigitale #IntelligenzaArtificiale #ImpattoAmbientale #DigitalPreservation #RepositoryOpenAccess


Programma

Il programma è provvisorio e può subire variazioni.

09.30-10.00 apertura sessione

Introduce e modera: Patrizia Cepollina, Università di Genova: Dirigente Area ricerca, trasferimento tecnologico e terza missione

10:00-10:15 
- Daniela Armocida, Sapienza Università di Roma
La sostenibilità del digitale. Anatomia dell’immateriale nelle biblioteche per un Open science responsabile

L’avvento del digitale ha diffuso la falsa convinzione di una dematerializzazione capace di ridurre drasticamente il consumo di risorse. Il digitale possiede invece una materialità pesante, difficile da sostenere a livello di impatto energetico e strutturalmente fragile. Nelle biblioteche, in particolare, la sostenibilità del digitale si articola su due direttrici principali: l’impronta ecologica e l’obsolescenza tecnologica. 
In ambito ecologico, il mito del Cloud nasconde le enormi infrastrutture in cemento e acciaio, ovvero i Data Center. Questi giganti industriali richiedono volumi colossali di elettricità, generando emissioni di gas serra, e miliardi di litri d’acqua per il raffreddamento. Un ulteriore impatto ambientale deriva dai rifiuti elettronici (E-waste): il costante rinnovo dell’hardware produce scarti tossici con metalli pesanti, che devastano l’ambiente soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, privi di tutele normative. Per mitigare tali effetti, le biblioteche devono adottare il Green Public Procurement, scegliere fornitori cloud da fonti rinnovabili, prolungare la vita dei computer tramite software open source e garantire il riciclo dei materiali. 
Dal punto di vista dell’archiviazione, la digitalizzazione affronta la costante sfida dell’obsolescenza tecnologica. I supporti fisici hanno cicli di vita inferiori alla carta: un server richiede la sostituzione dei componenti ogni 3-5 anni per evitare la perdita di dati. Parallelamente, il rapido degrado dei file proprietari impone strategie di migrazione ed emulazione. Cruciale è anche la gestione dei metadati, senza i quali l’oggetto digitale diventa introvabile e quindi non utilizzabile. Per assicurare una vera sostenibilità, le istituzioni devono superare i metodi artigianali adottando modelli standardizzati di archiviazione. 
L’adozione di una Digital Preservation sistematica e consapevole rappresenta l’unica via per garantire un’innovazione duratura, ecologicamente responsabile e fondamentale per la costruzione di un ecosistema di Open Science autenticamente sostenibile.

10:15-10:30 
- Simona Aracri,  Giorgio Bruzzone,  Massimo Caccia,  Mauro Giacopelli,  Angelo Odetti, INM-CNR
- Filippo Castelli, IRBIM-CNR
- Robert F. Shepherd, Cornell University
- Francesco Giorgio-Serchi, Adam Stokes, The University of Edinburgh
- Mehmet Mert İlman, Manisa Celal Bayar University
Biocomposites: A New Frontier to Reduce the Environmental Cost of Experimental Ocean Observation

The increasing use of robotic systems for scientific observation in remote and environmentally sensitive environments raises questions about the environmental footprint of experimental research itself. While Open Science promotes the sharing and reuse of scientific knowledge and data, the material infrastructure required to produce that knowledge also deserves consideration. Marine robotics can already contribute to reducing the economic and environmental costs of scientific observation by replacing, in some applications, the deployment of research vessels with electrically powered robotic platforms. However, this shift does not eliminate the environmental footprint of experimental research and raises questions about the materials used to build, operate and eventually dispose of or recover these systems.
This work explores the use of more environmentally compatible materials as part of sustainable experimental practices in marine soft robotics and ecorobotics. The study focuses on biocomposite materials for soft robotic components and investigates how their mechanical properties evolve when exposed to the marine environment.
We developed an experimental methodology to assess the behaviour and durability of these materials under realistic environmental conditions, supported by numerical modelling. The results show that the incorporation of starch significantly modifies the mechanical response of the material and that this response evolves following environmental exposure.
Rather than focusing only on the performance of the robotic component, the work considers material selection, expected lifetime and environmental persistence as additional design parameters for robotic systems. The study is therefore presented as a case study for discussing how sustainability can be incorporated into the development of robotic systems used to generate scientific observations.
Low-cost sustainable materials can make robotic experimentation more accessible, but also require affordable testing methods which can generate non-standardised data. AI could help identify common patterns, support validation, and relate these datasets to established data for conventional soft materials.
More broadly, the work proposes ecorobotics as a perspective through which the environmental and economic sustainability, accessibility, and data practices of experimental infrastructures can be considered alongside the sharing and reuse of the scientific knowledge they produce.

10:30-10:45
- Andrea Bollini, 4Science 
- Giuseppe Digilio, 4Science 
Ridurre l'impronta carbonica dei repository Open Access: l'esperienza di 4Science con DSpaceWay

La transizione verso la Scienza Aperta digitale comporta un costo ambientale spesso sottovalutato: i repository istituzionali e le infrastrutture di archiviazione richiedono data center attivi 24/7, con un consumo energetico significativo e una crescente impronta carbonica. 
Questo intervento presenta l'esperienza concreta di 4Science nel ridurre l'impatto ambientale delle infrastrutture per la ricerca aperta, con particolare riferimento alla piattaforma DSpaceWay™.

10:45-11:00 
- Q&A

11:00-11:30
- pausa

Confronto su digitale, AI e impatto ambientale: cosa c’è dietro l’angolo

Dai grandi data center alle discariche di rifiuti elettronici: se fosse uno stato, l’universo digitale sarebbe il quarto al mondo per emissioni di gas serra. La tendenza è in aumento, trainata anche dall’intelligenza artificiale, il cui impatto ambientale è sempre più rilevante. 

È necessario un approccio interdisciplinare per comprendere come il digitale contribuisca alla crisi climatica e come possa essere progettato e gestito in modo più sostenibile. Su questo si confronteranno impresa e università, attraverso i punti di vista di Roberto Filippelli per Microsoft, responsabile della strategia Go-to-Market di Azure per le piccole e medie imprese in Europa, e di Giovanna Sissa, esperta di impatto ambientale del digitale, e Federico Silvestro, Delegato di Ateneo per l’energia, per la prospettiva accademica
 

11:30-11:45
- Roberto Filipelli, Microsoft Italia 
AI, Cybersicurezza e Energy

11:45-12:00
- Giovanna Sissa, Università di Genova 
Impatto ambientale del settore digitale e dell'Intelligenza Artificiale

12:00-12:15
- Federico Silvestro, Università di Genova 
Le sfide delle infrastrutture elettriche per i data center

12:15-12:45 
- Q&A e conclusioni


Le persone della GOA 2026